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Un successo le visite guidate sulla “Brigitte Bardot” il vascello che difende il mare

Sono state centinaia (e specialmente bambini di tutte le età) le persone che in questi giorni si sono recati alla Marina di Loano per partecipare alle visite guidate a bordo della Mv “Brigitte Bardot”, il famoso trimarano di Sea Shepherd, protagonista di alcune tra le campagne più importanti in difesa dell’ambiente marino, tra delle quali quella per proteggere le balene in Antartide, oltre all’operazione Grindstop alle Isole Faroe, l’operazione Siracusa a protezione dell’Area Marina Protetta del Plemmirio e la recente operazione Pelagos, la prima campagna scientifica di Sea Shepherd nei mari italiani.

La nave è ospite della Marina di Loano dal 21 novembre scorso la Marina di Loano e per 4 giorni (il 23, 24, 29 e 30 dicembre) era possibile salire a bordo per una visita guidata accompagnati dai volontari dell’organizzazione di Sea Shepherd.

L’arrivo e la permanenza del trimarano al porticciolo turistico loanese non sono stati casuali, come spiega il coordinatore nazionale di “Sea Shepherd Global” Andrea Morello: “Due fattori ci hanno portati a Loano. Il primo è la collaborazione con i ricercatori della Fondazione Cima e con l’Università di Siena. Insieme a loro, con la ‘Brigitte Bardot’ ci siamo recati al Santuario dei Cetacei di Pelagos per effettuare l’identificazione di alcune micro-plastiche e la foto-identificazione dei cetacei che vivono nel Santuario. Proprio la collaborazione con questi due enti ci ha permesso di trasformare il transfert, lo spostamento della barca da un porto all’altro, in una sorta di test per l’utilizzo della Brigitte Bardot per ricerca scientifica accogliendo a bordo i ricercatori di Fondazione e Università. Questa campagna, che ha visto la ‘Brigitte Bardot’ impegnata in un lavoro scientifico, ha preso il nome di Pelagos”.

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Mentre era impegnata in queste ricerche a fianco di Fondazione Cima e Università di Siena, gli uomini di Sea Shepherd si sono visti fare un’offerta che non potevano rifiutare: “Stavamo transitando davanti a Marsiglia – prosegue Morello – e gli amici di Cima ci hanno suggerito di fermarci alla Marina di Loano [con cui la stessa Fondazione collabora]. Così abbiamo preso contatto con la Marina, che ci ha ‘adottato’ facendoci una proposta di ospitalità a cui non abbiamo potuto dire di no. Noi, tra l’altro, avevamo necessità di fare una sosta tecnica piuttosto prolungata: siamo a Loano da un mese e ci resteremo altri 30 giorni circa”.

Non appena pronta, la “Brigitte Bardot” ritornerà in mare aperto: “Non sappiamo ancora dove ci dirigeremo: essendo impegnati in azioni anti-branconaggio e andando all’inseguimento dei bracconieri, non siamo in grado di sapere in anticipo dove andranno in futuro le nostre imbarcazioni. Ora abbiamo due navi in Antartica, un’altra in Gabon e altre due nel Golfo del Messico”.

Il soggiorno a Loano è stato più che positivo: “Non solo la Marina ha ospitato la ‘Brigitte Bardot’ del tutto gratuitamente – sottolinea Morello – ma ci ha consentito di far conoscere il nostro lavoro alle tantissime persone che hanno deciso di partecipare alle nostre visite guidate a bordo della barca. Il successo è stato veramente enorme, specie tra i bambini. Anche per questo abbiamo intenzione di organizzare altre visite guidate il mese prossimo. Se possibile, poi, nel corso del 2017 vorremmo poter incontrare le scolaresche di Loano e spiegare ai ragazzi cosa facciamo e come funziona il nostro lavoro. E’ importante che i bambini abbiano una forte coscienza di quanto siano importanti la difesa e la conservazione delle biospecie. Se la nostra generazione riuscirà a conservale e farle sopravvivere, i nostri figli potranno viverle come abbiamo fatto noi”.

La MV “Brigitte Bardot”, monoscafo stabilizzato lungo 35 metri e largo 14, è la nave che nel 1998 ha stabilito il primato mondiale nel giro del mondo e può raggiungere velocità molto elevate. È entrata a far parte della flotta di Sea Shepherd nel 2010 con il nome di “Gojira” e livrea di colore nero e da quel momento non ha mai smesso di collezionare successi nelle moltissime campagne che l’hanno vista protagonista. Poco dopo è stata ribattezzata “Brigitte Bardot” e ridipinta in onore dell’omonima attrice e attivista che sostiene l’organizzazione dalla sua nascita nel 1977.

Il trimarano ha partecipato a tre campagne antartiche (operazione No Compromise con 863 balene salvate; operazione Divine Wind con 768 balene salvate; operazione Zero Tolerance con 932 balene salvate), ha pattugliato le acque delle Isole Faroe per proteggere i globicefali dal massacro conosciuto come Grind, ha partecipato ad operazione Siracusa, campagna per la protezione dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, è stata impegnata nel Pacifico del Sud, dove si è opposta alla mafia dello shark-finning (la pratica illegale di tagliare le pinne degli squali vivi) con operazione Requiem, nelle acque del Guatemala, su invito dello stesso governo per aiutarlo a combattere i bracconieri che minacciano le popolazioni di istioforidi a scopi commerciali e in molte altre zone del mondo a rischio bracconaggio, come Capo Verde, al largo delle coste del Senegal.

Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, Sea Shepherd è la più attiva e agguerrita Organizzazione per la tutela degli Oceani e della fauna marina. La flotta di Sea Shepherd è composta da otto navi con a bordo equipaggi di volontari provenienti da tutto il mondo, disposti a rischiare la propria vita per la causa. Sea Shepherd non protesta, ma agisce utilizzando tattiche di azione diretta contro i bracconieri.

Tra le numerose campagne portate avanti in 38 anni di storia ricordiamo quelle in Canada contro il massacro delle foche, nelle isole Faroe, protettorato danese, contro la mattanza di globicefali e in Mediterraneo contro la pesca illegale al tonno rosso.

Inoltre, Sea Shepherd collabora ufficialmente da diversi anni con le forze di polizia delle Isole Galapagos e porta avanti anche campagne a terra, come quella contro la strage di delfini a Taiji (Giappone) e di otarie in Namibia e negli Stati Uniti. La campagna principale e più impegnativa si svolge ogni anno, da più dieci anni, in Oceano Antartico contro la caccia commerciale alle balene, mascherata da ricerca scientifica, praticata dalla flotta giapponese.

Ogni anno, all’interno del Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud, i giapponesi tentano di uccidere mille balene ma, grazie a Sea Shepherd, negli ultimi anni questo numero si è drasticamente ridotto e ha permesso a più di 5 mila balene di continuare a nuotare libere.
Nel 2014 la Corte Internazionale di Giustizia ha condannato l’uccisione di Balene del Giappone confermando che non sia ricerca scientifica ma baleneria commerciale mascherata. L’anno scorso le baleniere illegali giapponesi son oandate in Antartico contro la sentenza dell’Aia uccidendo 333 Balenottere minori di cui 200 erano incinta. Quest’anno Sea Shepherd è l’unica autorià a recarsi in Antartide per far rispettare la legge e il diritto alla VIta delle Balene nel proprio Santuario.

Sea Shepherd esiste e porta avanti le sue campagne grazie alla volontà e al supporto dei singoli individui, volontari e sostenitori: per sostenerli e conoscere meglio il loro lavoro è possibile visitare il sito www.seashepherd.it. “Le nostre navi sono le vostre navi, i nostri equipaggi sono i vostri equipaggi, le nostre vittorie sono le vostre vittorie, e le vite che salviamo sono le vite che tutti noi salviamo insieme”, è il motto del capitano Paul Watson, fondatore e presidente di Sea Shepherd Conservation Society.

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